Barili

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Progetto

Barili - Dettagli da osservare

Dettagli da osservare

Progettista: Gaia Sforza
Intervento: Progettazione di uno studio tecnico
Luogo: Bari
Anno di realizzazione: 2014
Dati dimensionali: 21 mq
Pubblicato in: Progetti - Cartoline di architettura, Bari
Edizione periodica: Luglio 2015
Casa editrice: Quid Editori

Dio è nei dettagli

Genesi di un piccolo grande spazio.
21mq per uno “Studiò” a Bari progettato con attenzione dall’architetto Gaia Sforza.

Uno studio tecnico con un approccio diverso e molto vicino a logiche nord europee dove in molti casi gli studi di architettura sono quasi dei piccoli show-room di idee e materiali al piano strada. Un piccolo, grande spazio, dove pensare progettare, ricevere che per Gaia Sforza è diventato anche un portafortuna; chiamarlo “Studio’” è stata una scelta quasi obbligata per la progettista, che ha avuto un esperienza formativa molto importante a Lyone; è così infatti che gli spazi abitativi o commerciali con una metratura inferiore ai 30 mq vengono identificati.
Uno studio di architettura aperto, proprio come un locale commerciale al piano strada, aperto al mondo esterno, una scelta innovativa per incuriosire e captare lo sguardo dell’altro, per essere osservati da tutti e per ispirare e richiamare l’attenzione ricordando le logiche europee.
Le scelte stilistiche e architettoniche hanno voluto mirare all’uso di materiali e arredi di eccellenza dal forte impatto estetico, senza però dimenticare la volontà di creare e di mostrare come potrebbe essere una piccola casa con l’accoglienza e il calore che questa dovrebbe avere. Il piccolo spazio cerca quindi di scavalcare il limite della sua dimensione attraverso il trompe d’oeuil della carta da parati posata sulla parete di fondo del locale che simula una grande vetrata che affaccia su di un paesaggio uggioso e che conferisce enorme profondità allo spazio. Lo studiò cerca di stimolare la fantasia e di far capire che in fondo tutto è possibile attraverso scelte mirate e dalla grande personalità; come il rivestimento in gres porcellanato che simula gli schizzi a mano libera di un bambino, attraverso una serigrafia a rilievo che rende la pavimentazione unica e di grande impatto. Vincente anche la scelta di alleggerire la scala e il soppalco con una semplice resina a contrasto che rende tutto il corpo un elemento architettonico unitario e scultoreo.
La seconda postazione si affaccia al piano inferiore con una vetrata dalle linee essenziali che guarda e riflette le geometrie e i poligoni, un luogo funzionale e geometriche dove ritrovare la giusta concentrazione. Complementi d’arredo dal design anni 50 di design e l’innovazione della scrivania che cambia pelle sono solo alcune delle scelte fatte per cercare di rendere questo spazio unico. Non in ultimo il progetto della libreria che si stacca dal muro ma che fa parte di esso e che segue il profilo e l’andamento della scala e che “sale” sino al piano superiore creando quasi uno skyline metropolitano.

Testo: Valentina Pepe
Foto: Vito Corvasce